La Fire & Ice Ultra secondo Sabina
Fire & Ice Ultra 2017 – Sabina’s story

La Fire & Ice Ultra secondo Sabina

Fire and Ice Ultra 2017, Islanda, 250 km in autosufficienza per Dynamo Camp

L’abbiamo fatta Grossa!

L’obbiettivo “AA” è stato raggiunto! (AA: Arrival Alive!!)

Gennaio 2017: la decisione è presa, ci siamo iscritti alle Fire and Ice 2017, 250 km Trail Ultramarathon, Toughest Race in Iceland.

6 tappe in autosufficienza (38 km, 43km, 41km, 71km, 39km e infine “solo” 18 km) dal 28 agosto al 2 settembre 2017 l’allenamento deve iniziare immediatamente…

Siamo the Fire&Ice Bumblebees: In tre, nelle nostre vite, abbiamo coperto davvero poca strada di corsa e questo rende la nostra una sfida quasi impossibile!

Corso: figlio di Sabina, matemagico nel senso che fa magie matematiche, scialpinista e velista con un enorme chiodo nella tibia – il nome però è adatto!

Bee (Betulla): biologa marina, divisa tra l’Italia e l’Australia, che da pochi anni corre molto lentamente su strada distanze variabili, mai oltre i 21 km

Sabina: io, madre di Corso, con l’arduo compito di dover anche gestire una centrale elettrica. Fino a poco tempo fa non avevo mai corso un passo ed ora corro un’ora filata

Il nostro viaggio è iniziato cosi, in maniera brusca.

Riccardo, il nostro grande maestro/coach ci spinge, ci prepara e ci segue, ci propone un programma molto tecnico e specifico includendo anche alcune gare trail per farci assaggiare il pesticcìo dei piedi su sentieri e piste.

Ci alleniamo singolarmente Betulla vive a Roma e quindi corre, corre, e corre ancora nei parchi della capitale e sulle bellissime vie consolari, Corso 24enne figlio dei suoi tempi scatta veloce preceduto e incoraggiato da Diana in bici,  poi io… faccio tutto il possibile, spero di diventare disciplinata e accumulo km nelle gambe ad un ritmo troppo lento; ogni occasione di camminare e “sgambare” con gli amici, la faccio mia.

Ci alleniamo in montagna, al mare, negli Appennini, in pianura, di notte e di giorno, l’allenamento ci porta in posti insospettabilmente meravigliosi, è già un viaggio.

Ci attrezziamo anche di “strumenti” alternativi : Pietro Trabucchi ci ha insegnato ad allenare la nostra capacità di resilienza, Carina Asuncion mi ha insegnato l’arte di respirare e di meditare, di essere consapevoli, i nostri nutrizionisti, oltre a insegnarci a nutrire il fisico, hanno nutrito anche la psiche.

Marzo: partiamo per la prima gara; Dolomiti Winter Trail, (Trentino – Millegrobbe) siamo eccitati, ci tuffiamo di testa in un mondo a noi ignoto fatto di atleti determinati, forti e di grande esperienza, atleti che ci osservano incuriositi, il nostro obbiettivo è follemente grandioso incredibilmente ambizioso. Stringiamo le prime importanti e preziose amicizie. Questa gara è stata difficilissima: il tracciato è tutto innevato, i ramponcini da scarpe sono utilissimi cosi come lo sono i bastoncini, “andare” sulla neve però è duro e faticoso, il tutto ripagato da un paesaggio incantato e da una atmosfera divertente, allegra, “rilassata”! e infine birra e pasta party!!!

Così passa il tempo e i km sotto i nostri piedi vanno aumentando: partecipiamo ad altre gare. Tra queste la Dynamo Team Challenge alla quale prendiamo parte con gioia e stupore: lasciamo Dynamo Camp con una carica infinita, l’obbiettivo competitivo non è mai stato contemplato… il nostro obbiettivo è  raccogliere fondi per un progetto speciale: dare a più bambini affetti da patologie oncologiche l’opportunità di accedere alle cure ricreative di Dynamo Camp. La raccolta fondi spicca il volo, decolla con grande slancio, i sostenitori diventano tanti e il coraggio aumenta!!!

Arriva l’estate, altre gare, altri fine settimana di simulazione e di “lunghi” (35km +40, 45 +50) personalmente non ho mai rotto il muro dei 55 km in un giorno ed il pensiero di affrontare una tappa da 70 km, della Fire and Ice 2017, mi fa venire la pelle d’oca.

Si insinuano nella testa timori, paure, insicurezze e finalmente partiamo!!

L’attrezzatura tecnica è pronta , il piano alimentare pure, il fisico… mah quello vedremo, la testa è sotto la sabbia. Non possiamo fare nulla di più di quanto abbiamo fatto quindi è bene che i giochi comincino, che la prova abbia inizio.

2 giorni a Reykjavik – una tortura psicologica, ma abbiamo avuto l’opportunità di conoscere alcuni concorrenti bevendo una birretta in un bar defilato, l’ansia aumentava.

Finalmente arriviamo al quartier generale della gara, Akureyri – cittadina portuale a Nord del paese. Ognuno dei concorrenti è sottoposto al meticoloso controllo del materiale obbligatorio (zaino, sacco a pelo adeguato alle basse temperature, materassino, coltellino, borracce, cibo – almeno 2500 kcal al dì per 6 giorni – kit medico, burrocacao e spille da balia!!!) e al controllo medico.

Autobus e partenza per le “Highlands” regione vulcanica nel cuore dell’Islanda alle falde del ghiacciaio Vatnajokull, il più grande del continente europeo. Il paesaggio è primordiale: colate di lava infinite, i colori ricorrenti virano dal nero brillante al nero chiaro passando per il nero opaco. Sabbia, lava, ciottoli e cenere. PIOVE. Arriviamo al campo, 10 tende verdi da 7/8 persone sono già montate, noi siamo nella numero 1, la condividiamo con Raffaella, Augusto (2 forti forti) e con Einar e suo figlio Gìsli, islandesi veterani della Fire + Ice Ultra, mangiatori di pesce secco…

Ancora non avevamo capito la portata del nostro gesto, chiacchieriamo con una tazza – ognuno la propria – in mano, la lingua franca è l’inglese. I concorrenti sono da ogni parte del mondo: Spagna, Inghilterra, Islanda, Francia, Canada, USA, Nuova Zelanda, ITALIA!! Gli italiani hanno una bella reputazione… nessuno si è mai ritirato! Le aspettative crescono così come l’ansia di iniziare.

L’organizzazione è perfetta, Dave il direttore di gara – e ideatore dell’evento – è un uomo grosso e burbero ma infondo dolce e sincero, con il quale è facile chiacchierare, non lesina un ultimo incoraggiamento. Un gruppo di volontari sempre sorridenti e divertenti che aiutano in tutto a partire dal montaggio e smontaggio dei campi, la somministrazione dell’acqua calda che serve per rinvenire i nostri pasti liofilizzati, e che non manca mai, i medici che si assicurano che stiamo bene. Ognuno di noi ha una “DROP BAG” che viene consegnata all’organizzazione, contenente un cambio completo caldo e asciutto nel caso che la temperatura scenda al di sotto dello zero, la Drop Bag è stata consegnata 3 volte nel corso di 6 giorni!

28 Agosto ore 9 si parte! Finalmente! Piove. Ma prima di partire c’è un rito da svolgere: il “Viking Clap” al suono di un tamburo parte un singolo batti mani sopra la testa seguito da un verso gutturale uuughhhh! E via sempre più veloce fino all’ urlo finale, urlo liberatorio che da una gran carica!

Prima, seconda e terza tappa, pioggia e vento ci colpiscono, paesaggio nero, sabbia nera, salite, discese, lava lava e poi ancora lava, gira la testa.

Quarta tappa 70 km… Io parto presto con il gruppo dei “lenti”, attraverso scalza il primo fiume tenendomi forte ad una corda e gridando : “Questa acqua non è freddaaaaaa!!”, già raggiunti dallo scaglione successivo che passa il fiume con scarpe e calze per evitare di perdere tempo. Guardo, osservo, e divertita mi rimetto le calze e le scarpe… riparto con i piedi caldi e asciutti. Ci supera il gruppo compatto dei più veloci, con loro ho un appuntamento: un bacio al loro passaggio, ci diciamo “buon viaggio” e “a più tardi”! da quel giorno quello era il mio appuntamento! Un bacio, un sorriso speciale e un augurio.

Questa tappa si conclude a notte inoltrata, con Bee e Joanne che mi “tirano” – 16 ore sui piedi! In cielo le aurore boreali iniziano timidamente a farsi vedere, poi arriva Corso con Lauren, al suono del tamburo li accogliamo al campo, le aurore diventano più forti e vivaci, a mezza notte arrivano le ultime ragazze Kelly e Amber con le “scope”, il tamburo le accoglie con entusiasmo e allegria, il campo è tutto in piedi ad applaudirle! Le aurore a questo punto danno il meglio! La natura è magica e ci ha regalato questa luce danzante nel cielo con qualche stella cadente, era impossibile andare a dormire, eravamo tutti arrivati, emozionati, attoniti, stupefatti… e poi in tenda ci è scappato da ridere… ma cosa stiamo facendo? Come è possibile che ce l’abbiamo fatta???

Foto by Ed Cooper

La quinta tappa è stata la più dura, premiata con un arrivo in discesa e un bel bagno in un lago di acqua calda.

 

E poi l’ultima! Sempre più dura, sempre più stanchi.

Non posso nemmeno iniziare a raccontare l’immensa emozione di arrivare a quel traguardo abbracciata a Corso e Bee! Portando una bandiera italiana e accompagnati dal suono delle cornamuse!

Li abbiamo fatti piangere tutti!

Abbiamo stretto amicizie incredibili.

Questo succede quando incontri gente pazza come te, che con te, affronta prove estreme … gente di cui non conosci i retroscena della vita, che non conosce il tuo… e non importa. Persone con le quali per 6 lunghissimi estenuanti giorni condividi un tracciato a tutti ignoto, segnato solo da bandierine rosse, duro, sconnesso, complicato a volte estremamente monotono, nero, sempre difficile. Tracciato lungo il quale passa di tutto per la testa, e per non perderla ti ritrovi a escogitare strategie e sistemi per restare concentrati e auto-intrattenuti. Sistemi spesso ridicoli, sempre efficaci.

Come spesso, negli ultimi tempi, ho avuto modo di constatare, i primi e gli ultimi si “trovano” e si accompagnano in una sorta di condivisione che va ben al di là del risultato sportivo… “sharing is caring” e “sololepippemollano” sono diventati un motto ricorrente!

Le mie lacrime sono state  asciugate da queste persone (ogni traguardo giornaliero per me era una emozione intrattenibile)

Corso e Betulla  sono stati eroici dall’inizio alla fine! Mi sento privilegiata, non ci sarei riuscita senza di loro.

E poi, ci sono le cose buffe! Quelle meravigliose, quei fourires che solo con la condivisione di una grande impresa scappano senza nemmeno sapere perché, le aurore boreali che ballando in cielo hanno accompagnato il nostro arrivo al campo dopo la lunga tappa da 70km, le orribili “razioni” disidratate… I piedi! E il team dei volontari e dei medici che a tutte le ore hanno avuto a che fare con piedi e gambe massacrati, quante amicizie nella “tenda medica”!

Abbiamo trovato una famiglia di folli che ci ha accompagnati, sostenuti, e ci ha spinto, spesso mi ha tirato!

E’ stata una prova dura, follemente bella, umanamente importante, una prova di testa più che di muscoli (anche di muscoli però…) e sono felice di averla fatta, di averla condivisa e di poterla condividere ancora!

Dynamo Camp, non ci ha mai abbandonati! Non esisteva nessun buon motivo per mollare, forte di un piccolo sorriso in più, una nuova opportunità, un passo dopo l’altro siamo andati oltre ogni limite, a noi conosciuto.

Emanuel – concorrente francese, ultramaratoneta di grande esperienza una sera ha detto: “una montagna è una montagna, un fiume è un fiume, un sentiero resta un sentiero e tutte queste cose (montagne, fiumi, sentieri) saranno uguali in Francia, Italia, SudAmerica o Africa, ciò che mi attira a queste gare estreme sono le persone, nel mondo c’è solo una Bee, solo un Corso, Rafa, Matt, una Sabina, Dave, Vicky, Loren, Amber, JoeB, …; Le persone sono uniche!”

Alla fine è cosi! Ora che scrivo mi vengono in mente tutti i compagni di impresa…non la gara in se…il premio che ci portiamo a casa sono queste amicizie!

#thankyouforthesmile

Grazie a tutti i sostenitori che ci hanno spinto e dato coraggio

Un grazie speciale a La Sportiva e a RedaRewoolution che ci hanno permesso di stare caldi e asciutti, di stare bene dall’inizio alla fine, dandoci modo di conseguire il nostro obbiettivo e di concorrere a fare la differenza raccogliendo più di 25.000 euro da destinare ad un “Progetto Speciale” a Dynamo Camp

Grazie a Riccardo Marini che ci ha seguiti nell’allenamento con pazienza e determinazione

Grazie a Michele Evangelisti che ci presi sotto l’ala, ci a riempiti di consigli utilissimi, ci ha fatto divertire, e non ci ha mai guardato come fossimo pazzi… un po’ lo è anche lui!

Grazie ad Alessandro Di Giovanni

Grazie a Carina Asuncion

Grazie a Gianni Zocchi, che per me è stato fondamentale…

Grazie a Pietro Trabucchi che ci ha insegnato a negoziare con il “rettile” e diventare resilienti

Grazie a Dynamo Camp per un mucchio di motivi e tanti sorrisi

Grazie a tutti gli scettici perché non hanno nessuna idea di quanto in realtà ci hanno sfidato!

Grazie a tutta la nostra TRIBU, per la pazienza e l’entusiasmo, per i baci e gli abbracci, e perché ci vogliamo bene!

GRAZE A TUTTI

UN PO DI NUMERI E DI CURIOSITA’

  • 1680 km di allenamento in 8 mesi – da gennaio
  • 250km di gara ultra trail
  • 6 tappe (una da 70 km!!)
  • 56 ore e 20 minuti di percorrenza in totale
  • 648.960 passi
  • 6 freddissime notti in tenda
  • 2 fiumi attraversati a piedi scalzi
  • temperatura massima 13 gradi cent
  • temperatura minima – 4 gradi cent
  • 9,5kg peso dello zaino in partenza
  • 5,5 kg peso dello zaino al traguardo
  • 12 pasti liofilizzati
  • 6 litri di acqua al giorno sulla schiena (36 litri in totale!)
  • una vera montagna di barrette noci e mandorle
  • 500 gr di parmigiano in pezzetti sottovuoto
  • 2 tubi di arnica
  • 1 tubo di vasellina (per i piedi……….)
  • qualche ferita ai peidi
  • 66 concorrenti – 4 ritirati
  • tantissimi nuovi amici
  • 28000 euro raccolti a favore di dynamo camp
  • 296 e passa sostenitori
  • Fiona Corsini ha disegnato il nostro logo

 

Fire & Ice Ultra 2017 – Sabina’s story

Fire and Ice Ultra 2017, Iceland, 250 km raising funds for Dynamo Camp

We have made it to our AA goal  (AA: Arrival Alive!!)

January 2017: the decision is taken,

We signed up for the Fire +Ice 2017, 250 km trail run, the hardest Foot race in Iceland

6 stages, self-supported, (38 km, 43km, 41km, 71km, 39km e finally “only” 18 km)

28th August to 2nd of September

The team is together we now need to get deep into training.

Corso: Sabina’s son, mathemagician in that he does mathematical magic, ski mountaineer and sailor, with a huge nail in his tibia!

Bee (Betulla): marine biologist, divided between Italy and Australia, who has only recently started bumbling (hhmmm running) along tarmac roads covering variable amounts of ground – and never more than 21 km

Sabina: mother of Corso with the gruelling task of managing and selling an electrical power station. It wasn’t long ago that she’d never run a step and now she can bumble uninterrupted for a whole hour!

This is how our “trip” began: abruptly

Riccardo, our coach, feeds us with files and training plans, he also signs us up in some trail competitions, so we can have a taste of how it feels to run on trails and tracks

Each one of us trains separately, Bee lives in Rome so she charges in the beautiful city parks and along the stunning roman consular roads. Corso age 24 and a millennium boy speeds off encouraged by Diana on her bicycle, as for my self…I do the best I can, adding km on my legs at a very slow rhythm, when ever possible I trot along with friends

Our training takes us up the mountains, on beaches, in the Appennines and in the flat plains , by day and by night, we travel to some amazing places which incidentally happen to be right around the corner…

We add unconventional skills to our training: Pietro Trabucchi teaches us how to become more resilient, Carina Asuncion taught me the art of breathing, meditating and being mindful. Our nutritionists not only fed our bodies but our minds as well

 

March: off we go towards our first race; Dolomiti Winter Trail (in the eastern Alps) we are excited as we dive head first in a world we still have a lot to learn about, a world populated by very strong athletes, determined ones and with great experience, athletes who are intrigued by us, our aim is truly mad and very ambitious. Here we are gifted with the first, important and precious friendships.

This particular race is incredibly hard, there is snow every where, we wear snow crampons and use trail poles, both are very helpful. Trailing along on snowy surface is definitely not easy, but the beauty around us is incredible, the atmosphere is fun, joyful and even relaxed, at the end: bier and “pasta party”

 

Time goes by, more and more km are added on our legs, we take part in other races, Dynamo team Challenge is one of them!

We leave Dynamo Camp feeling very strong, our main goal has never been competitive our aim is to raise funds for a special project and to allow as many cancer-struck kids as possible to access Dynamo Camp’s recreational therapies.

Donations and support starts coming in, donors increase in number, we feel greatly encouraged.

Summer rolls in, we undergo training in the extreme of an Italian heat wave, weekends of “long runs” (35km+ 40km, 45km + 50km), personally I’ve never endured more than 55km in one day, the thought of undergoing a stage of 70km, during the Fire + Ice 2017, gives me the creeps!

I become worried, scared and insecure, and finally we are on our way to Iceland.

The technical kit is ready, the food plan is in place, we’re physically ready… we shall see, mentally ready… not at all. We have done our best, cannot do any more: its time to go, the challenge has to begin.

We spent 2 days in Reykjavik, which was a psychological torture. Drinking beer in a small and crowded joint, we had the chance of catching up with some of the competitors, I was very nervous.

Finally we reach Race Head Quarters in Akureyri, a small harbour town way up North. Each competitor has medical and technical kit thoroughly checked,  the brief was “ all items on the compulsory kit list are compulsory” even 12 safety pins!!! – which, by the way, proved to be very handy.

On 2 coaches we are driven to the remote Highlands of Iceland, a volcanic region in the heart of the country, skirting the Vatnajokull glacier, the largest on the European continent. Landscape is extremely primitive, hostile, endless lava fields surround us .

We are surrounded by black, black lava, stones, volcanic sand and ash, sparkling black, dull black, dark black… Its raining!

We arrive at the first camp, 10 green tents are set up, each tent will house 7 or 8 runners, we are in no. 1 and share it with Raffaella and Augusto (both very strong and determined), Einar and Gìsli, father and son from Iceland who shared their dry fish with us.

We still had no clue of what we were going in for, we chat with everyone holding our cups and chilling out under the rain (as in getting cold). The main language is English as competitors come from all corners of this world, Germany, Canada, England, France, Spain, USA, New Zealand and ITALY!! Italians have a reputation…no one has ever dropped out: we need to keep it up, expectations are raising, we are anxious to the start.

Dave, race director and soul of this event, is a big and rough looking man, but deep down he is kind and sincere, easy to talk to and very encouraging. The team of volunteers (staff) are the greatest bunch of smiley and fun faces one could wish for, they do every thing needed to make this competition as seamless as possible, the medic team was always on call to make sure we were all in “good” shape

We all have to hand in a DROP BAG in which we have more warm stuff to wear in case the temperature drops below zero; Drop Bag was issued 3 times during the race!

28th August , 9am we start! Finally! Before the start we all have to participate in the “VIKING CLAP” a sort of energizing tribal ritual.

First, second, third stage (day) wind and rain hit us all, landscape is black, we cross black sand dunes and endless lava fields, and more lava fields, my head spins

 

Fourth stage, 70 km… I am in the slow group, we leave early, I cross the first river barefoot holding onto a rope and screaming “this water is not coooold”. The middle group is catching up, in order not to waste time they cross the river with their shoes on, I enjoy the sight whilst getting my socks and shoes back on. I set off on dry and warm feet.

We are overtaken by the fast group, with them I have a deal/appointment: a kiss, we wish each other a beautiful day and say “see you later”. From that day on, that was my best moment, a kiss and a good wish.

I completed this stage in the dark “pulled” by Bee and Joanne (16 hours on my feet). We were welcomed to camp while some shy northern lights appeared in the sky. Corso and Lauren arrived 30 minutes later, greeted by the drums, and cheeky northern lights becoming stronger. At midnight, George and then Amber and Kelly made their way in followed by the “sweeps”. At this time the sky was a fantastic display of dancing lights, every one was up to clap them in. Nature is magic, we were gifted  with this amazing performance of lights and shooting stars. It was impossible to go to sleep. We all made it to camp emotional, excited, incredulous. Back in our tent we started to laugh… what are we doing? We really made it today too???

Fifth stage, the hardest of all, rewarded with a long downhill arrival and  a soothing “swim” in a hot pool

Last and final stage! Exhausted we conquer the finish line!

Difficult to find the right words to describe the great emotion of slowly crossing that final arrival line, arm in arm with Corso and Bee, waving an Italian flag and welcomed by Karl playing the pipes.

Every one was in tears.

Great friendships were born!

This happens when one meets crazy people, as crazy as one is, and shares the same extreme adventure. People whom one knows nothing about, and who know nothing about you…and it doesn’t really matter, ‘cos for 6 very long days you share the same course. A course known to no one, highlighted by little red flags, harsh, hostile, tricky, complicated, technical, at times incredibly monotonous. A course during which all sorts of things cross ones mind. In order not to loose it, I found myself coming up with strategies and systems to keep myself entertained and concentrated, most of the time these systems where ridiculous but always effective.

In the last 10 months I have experienced a very true phenomenon: the “last “ and the “first” (slow and fast) bond and share something that goes much further than any competitive result: “sharing-is-caring” and “never-give-up” are concepts which have become a mantra.

My tears have been dried by these special people.

Corso and Bee are my real heroes. I feel privileged as I would never have made it without them.

It has not only been about gruelling pain and fatigue, about tackling a very hostile ground: there are all the funny and beautiful moments, the contagious giggles that overcome you without reason, and happen only following such an extreme achievement. Northern lights that dancing in the sky welcomed us to camp after the long stage, the horrible freeze-dried meals…blisters! The medic team, who where ready at any hour to cure sore feet and limbs, were fantastic.

We found a family of crazy people, who “travelled” with us, kept us going pushed us and in my case, very often towed me!

It was not easy. It was hard, but incredibly beautiful, humanly important, and an effort during which I had to put mind over body. I am happy to have done it, happy to share it!

Dynamo Camp was always been on my mind, there never was a good enough reason to give up: the opportunity to generate a new smile, one step after the next; I went beyond the limit. I pushed my limit a little further.

One evening Emanuel – a french competitor, ultra runner with great experience – said “a mountain is a mountain, a river is a river, a trail will always be a trail, all these things (mountains, rivers, trails) will be the same in France, Italy, Spain, South America or Africa, what attracts me to these kind of races are the people, there is only one Bee in the world, only one Corso, Rafa, Matt, one only Sabina, Dave, Vicky, Lauren, Kelly JoeB… people are unique!”

So true! As I am writing I see all the runners and staff team smiles, friends with whom we shared this incredible experience

Friendship is the biggest and most precious prize I have come home with!

#thankyouforthesmile

Thanks to La Sportiva and RedaRewoolution we where able to stay dry and warm, always feeling good, and able to achieve our goal, becoming part of our result in fund raising for Dynamo Camp for which we raised over 25000 euro towards a special project.

Thankyou Riccardo Marini, for being patient and determined during our training

Thankyou Michele Evangelisti for the ton of good advice, for the fun, and for sharing the madness

Thankyou Carina Asuncion

Thankyou Gianno Zocchi… he knows why

Thankyou Pietro Trabucchi for teaching us to negotiate with our “Reptile” and become resilient

Thankyou to all the donors who believed in us and have generously supported our quest

Thankyou Dynamo Camp for a million reasons and many more smiles

Thank you to all the skeptics: they have no idea how powerful they have been in this challenge, we proved them wrong!!!!

Thank you to our TRIBE, for being patient and enthusiastic, for every kiss and hug, and because we love each other

THANK YOU ALL

 

SOME NUMBERS AND ODDITIES

  • 1680 km in training since January (8 months)
  • 250 km “race” the hardest Foot Race in Iceland
  • 6 stages (one of 70 km)
  • 56 hours and 20 minutes total “travel time”
  • 648.960 foot steps taken
  • 6 freezing nights
  • 2 barefoot river crossings
  • maximum temperature 13 degrees cent
  • minimum temperature -4 degrees centigrade
  • 9.5 kg : back pack weight at start line
  • 5.5 kg: back pack weight at finish line
  • 12 freeze dried meals
  • countless energy blocks, gels, nuts and chocolate bars
  • 500 g of parmesan cheese
  • 2 full Arnica cream tubes
  • 1 vaseline tube (only for feet)
  • just a few blisters
  • 66 competitors – only 4 had to give up
  • a great bunch of new friends
  • over 25.000 euro raised
  • more than 296 donors
  • Fiona Corsini designed our logo!

 

3 thoughts on “La Fire & Ice Ultra secondo Sabina
Fire & Ice Ultra 2017 – Sabina’s story

  • September 16, 2017 at 1:17 pm
    Permalink

    Cara Sabina, ho letto con emozione il tuo report: è stato bellissimo è stato come essere un po'(proprio un pò, senza i disagi) con voi in quella atmosfera islandese così magica.

    Se sei d’accordo vorrei mandare il tuo articolo alle amiche, per comunicare loro quella meraviglia e contentezza che hai comunicato a me!
    Brave e Bravi! E complimenti per la raccolta fondi!
    Un sincero abbraccio. Diomede

    Reply
  • Pingback: Introspection and extroversion Introspezione ed estroversione – UltraBumble

  • September 26, 2017 at 9:59 am
    Permalink

    Io ci ho creduto!!Nessuna invidia,non ce l’avrei mai fatta,anche 30 anni fa….ma grande partecipazione ed ammirazione.W Dynamo Camp,un abbraccio,Guido.

    Reply

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